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EL PEPE – UNA VITA SUPREMA

di Emir Kusturica


CONTENUTO VISIBILE DAL 9.01.2021 | ore 17:00 |
visibile per 48h dalla prenotazione, che deve avvenire entro le ore 23:59 dell’11.01.2021

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Il film di Kusturica sull’ultimo presidente dell’Uruguay, esamina ciò che rende la storia di José “Pepe” Mujica diversa da qualsiasi altra: un uomo umile che è diventato presidente della sua nazione restando fedele a quello che crede e abbracciando, nello stesso tempo, il cambiamento. Orgoglioso del proprio passato, ma senza adagiarsi sugli allori, è un uomo che osa sognare un futuro migliore.
Kusturica e El Pepe, due spiriti affini che discutono il senso della vita da un punto di vista politico, filosofico, estetico e poetico. Mujica ricorda diversi momenti della propria vita: come è iniziato il suo attivismo politico, il tempo trascorso in prigione, fino al suo attuale ruolo di leader globale iconoclasta. Con grande maestria e bellezza, Kusturica ricrea il viaggio di una vita, soffermandosi su alcuni momenti fondamentali della presidenza di Mujica.


Emir Kusturica
Emir Kusturica è nato a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, il 24 novembre 1954, e ha studiato alla FAMU, l’accademia del cinema di Praga. Mentre stava ancora frequentando l’università ceca, Kusturica ha realizzato alcuni cortometraggi, e al suo ritorno in Jugoslavia ha lavorato come regista di show televisivi. Nel 1981, dirige il suo primo lungometraggio, Ti ricordi di Dolly Bell?, e vince subito il Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia. Il secondo film, Papà è in viaggio d’affari (1985), vince la Palma d’oro al Festival di Cannes, e il terzo, Il tempo dei gitani (1989), il premio per la regia, sempre a Cannes. Intanto Kusturica suona il basso nella band “Zabranjeno Pusenje”, e insegna cinematografia all’Accademia di Arti Sceniche di Sarajevo. Il regista bosniaco comincia ad essere conosciuto anche in USA, e dopo essere stato invitato ad insegnare cinema alla Columbia University di New York, Kusturica gira il suo primo film americano, Arizona Dream (1993), con Johnny Depp e Vincent Gallo. E i riconoscimenti arrivano anche questa volta: un Orso d’argento e il Premio Speciale della Giuria al Festival di Berlino. Nel 1995 realizza Underground, che è presentato a Cannes, dove vince la Palma d’oro. Il film e la musica di Goran Bregovic non possono che conquistare, ma il regista è accusato, in Francia come in Bosnia, di avere dato una visione filo-serba del conflitto bosniaco e di avere tradito le proprie origini (Kusturica è nato in Bosnia, anche se da padre serbo). In Russia, quasi a dimostrare quanto sia difficile interpretare in questa chiave un film come Underground, Kusturica è accusato di essere filo-bosniaco. In seguito a questi attacchi, il regista dichiara di non volere più fare cinema, ma poi cambia idea e nel 1998 realizza Gatto nero, gatto bianco, Leone d’argento a Venezia, seguito due anni dopo da The White Hotel (2000). Un anno e mezzo di riprese per La vita è un miracolo (in concorso a Cannes 2004), il film girato nei paesaggi di Mokra Gora e in cui la natura spettacolare è quasi protagonista assoluta. Una volta terminate le riprese, Kusturica ha fatto costruire in quei luoghi un villaggio, con il progetto di aprirvi una scuola di cinema, promuovere l’agricoltura biologia locale e di farne la sua seconda casa. Ma sempre molto preso dalla musica, Kusturica ha alternato la promozione del film ad una nuova torunée mondiale della sua band. In Jugoslavia, Emir Kusturica è molto famoso anche per i suoi attacchi ai movimenti della destra ultranazionalista serba. Nel 1993, il cineasta ha sfidato Vojislav Seselj a un duello che avrebbe dovuto svolgersi a mezzogiorno nel centro di Belgrado, ma il leader ultranazionalista ha rifiutato di battersi affermando di ‘non volere essere accusato dell’omicidio di un artista’. Due anni dopo, durante il Festival Internazionale del Cinema di Belgrado, Kusturica si è presentato alla porta di Nebojsa Pajkic, capo della nuova destra serba, ma la moglie di Pajkic ha ripetutamente colpito il regista con una piccola borsa. La borsa era un regalo del leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic.


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